(2016)
Saranno varie storielle, mai molto lunghe, su John e Sherlock che si ri-incontrano dalla primissima infanzia alla vecchiaia come se fosse la prima volta. Non saranno in alcun modo collegate queste storie, se non dalla crescita dei personaggi storia per storia. 
(JOHNLOCK cosa pensavate?, forse Mystrade, Mythea e Sherlolly ma si vedrà in seguito)
Genere: Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: John Watson, Quasi tutti, Redbeard, Sherlock Holmes 
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Agata Mirror pensava di essere una donna dal carattere forte. Era stata la sua ancora di salvezza durante la sofferenza del primo parto che l’aveva fatta sentire sull’orlo della morte, e quella per il secondo in cui era quasi effettivamente caduta nella tentazione di porre fine a tutto quel dolore. Poi si ricordava queste parole e ripetendole come un mantra riusciva a tirarsi fuori da qualunque situazione: “io sono forte, non cederó, io sono forte…”

Le aveva ripetute quando il suo amato marito era caduto in battaglia, sotto i colpi del fucile nemico, lasciandola sola con un bimbo di 2 anni dai capelli biondi come il grano e una bimba di qualche anno piú grande affezionata al padre come solo una figlia potrebbe.

Le aveva ripetute nella sua testa il giorno del suo funerale e le aveva confidate come un dono prezioso e importante alla figlia, che tutti i giorni tornava da scuola con un occhio nero e la voglia infantile propensa al gioco e alla spensieratezza ormai morta per sempre.

E cosí il piccolo John aveva sviluppato una grandissima ammirazione per la madre, cosa che non smetteva mai di farle notare abbracciandola forte quando la donna non ce la faceva piú e cercando di essere un bravo bambino.

Piccolo, dolce John. Aveva una vita alle spalle cosí breve ma provava un’empatia enorme per tutte le persone che soffrivano. E in futuro avrebbe ringraziato il cielo piú volte per questa sua capacità visto che, un giorno di sole, proprio grazie a questo, incontró per la prima volta Sherlock Holmes.

Il bimbo dormiva placidamente nel passeggino, come gli raccontó in seguito la sorella, e stava facendo il suo riposino pomeridiano in giro per le strade del centro, quando la madre si fermó bruscamente facendolo svegliare di colpo.

Incuriosito il bimbo alzó lo sguardo trovandosi di fronte una delle donne piú strane che avesse mai visto: in testa aveva un nido come quelli che aveva visto piú volte nei libri sugli animali che avevano a casa ma nero e spuntava da lí una piuma del medesimo colore, forse dell’uccello che era andato un attimo al bagno, pensó. Poi aveva degli zigomi buffi, molto alti, spolverati da una tonalitá di mascara chiaro che dava una certa aria di serietà ma faceva a pugni con l’espressione gioviale sul suo volto, il tutto contornato da ciocche di capelli lisci e tossici e.due occhi sul verde.

Improvvisamente si accorse che anche la donna con il buffo nido aveva uno di quei carrelli dove anche lui era seduto e faceva andare piano avanti e indietro un bambino minuto, forse di un anno piú piccolo, dagli occhi.grandi e celeste-grigio che lo fissavano con insistenza quasi cattiveria. Ma il John non era stupido, e vedeva che non era tutto lí, non c’erano solo due begli occhi grandi su quel visino e che il piccolo stava per mettersi a piangere.

Preparandosi ad un pianto disperato da parte dell’altro strizzó violentemente gli occhi ma con sua grande sorpresa solo calde lacrime silenziose bagnarono le guance del piú piccolo e senza dire nulla allungó un dito e le asciugó una ad una senza che il bimbo dai riccioli corvini avesse una qualche reazione apparente se non smettere di colpo di piangere e piegare la testa, adesso, osservandolo incuriosito.

Da un lato sentiva quasi che avrebbe dovuto sentirsi intimorito, quegli occhi erano cosí profondi e severi, ma contestavano con la pelle di porcellana finissima che sembrava risplendere anche all’ombra del passeggino e lo facevano sembrare piú un cucciolotto indifeso che un bambino dallo sguardo inquietante.

All’improvviso ricominciarono a muoversi e si giró verso l’altro passeggino che alle sue spalle portava via dal suo sguardo il bimbo dalla pelle pallida. Improvvisamente una testa nera e riccioluta si sporse un’ultima volta per guardarlo negli occhi e gli sorrise.

John sentí il suo piccolo palpitante (quando aveva iniziato a battere cosí forte?) cuoricino fare una capriola e si promise che se mai avesse rivisto quella piccola creaturina dagli occhi di ghiaccio, niente avrebbe potuto impedirgli di chiedergli il nome, come un vero galantuomo (a sua madre piaceva chiamarlo cosí) e magari avrebbe potuto farci amicizia, chissá.

Sicuramente doveva avere il nome di un angelo

Angolo del cerchio

Ciao. Addio.

Vado a seppellirmi viva.

Vi piacevano le kid!lock? Signori e signorine, la prima neonati!lock della storia!

Yeee…

È stato…. Strano scriverla sinceramente.

Please recensite (se non in tanti almeno qualcuno) perchè altrimenti non so che fare. È la mia prima storia. Almeno, storia seria.

Ho provato altre volte ma mi sono fermata a metà.

Ho bisogno di supporto morale.

Vado a mangiare gelato al cioccolato (fa caldo!) in un angolo con i ventilatori

Categorie: Storie

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